Se la quinta del Liceo sociovattelapesca è un gallinaceo, la terza e la quarta - stessa sezione, stesso 99% di femmine - è un gineceo dove ho sguazzato per due ore buone. Per evitare di scrivere strafalcioni, sgorbi e storpiature nell'elenco nomi sul registro in tutte le classi ho fatto l'appello chiedendo che come presentazione mi parlassero di ciò che avevano letto quest'estate fra i testi indicati dalle varie materie, ma anche altro. Scordiamoci il gossip della quinta gallina, le più piccole son di palato fine e assai affine ai gusti di ProfSil alla loro età. Visto che di maschi non ce ne sono e i poveri tapini - non più di due per classe - sono avvezzi da lunga sopportazione alle paturnie femminee molto più di qualsiasi marito dopo matrimonio trntennale, io e i ginecei ci siamo abbandonate con gusto a informarci reciprocamente sul punto esatto dei romanzi che hanno letto dove è partita la lacrima irrefrenabile. Abbiamo fatto a pezzi o idolatrato le più svariate eroine. I romanzi che son saltati fuori: Orgoglio e Pregiudizio, Jane Eyre, Cime Tempestose, l'Amico Ritrovato, L'amore ai tempi del colera. Tutti conditi di pianto abbondante.
Secondo una mia allieva Jane Eyre "si tirava troppe storie".
Si preannuncia un anno interessante: è vero che tendenzialmente le donne si odiano - e già intuisco più di un attrito sotterraneo - , ma quando deponiamo le armi, quando sospendiamo le ostilità e ci dimentichiamo del rossetto e dell'avvilente iosonpiùfigadite , siamo senza ombra di dubbio le migiori.
E'anche vero che in quarta stamattina mi si è rotto il filo della collana mentre ci giocavo parlando e cinque cavalier serventi si sono fiondati ai miei piedi per raccogliere le perline sparse per l'aula.
Primo giorno di scuola anche per Bimbotto e aggiornamento da casa-Caterina, visto che casa-profSil è deserta causa trasferta del Barone.
Alle elementari - pardon, primaria - dilaga la psicosi-suina e si avverano gli immaginari che Milady aveva solo paventato per ischerzo. Le maestre hanno mandato la classe di Bimbotto a lavarsi le mani al termine di ogni qualsivoglia attività. Colori? Finito? Lavarti le mani! Scrivi? Finito? Lavarti le mani! e via così per tutta la mattina dopo aver dato lettura del proclama anti-untore contenuto nella circolare del Dirigente che recita che i bambini sospetti di essere affetti da qualsiasi cosa saranno messi in isolamento in bidelleria ed i genitori allertati per il recupero della prole infetta im-me-dia-to.
Morale: Bimbotto è abbastanza convinto che morirà a breve, Caterina sdrammatizza, ma ad ogni buon conto ha aggiunto una tanica di Lysoform all'acqua per lavare il pavimento.
Sono arrivata tardi rispetto al presto che mi ero preposta, i colleghi sono freddi e per nulla socievoli. In compenso ho delle classi meravigliose. O meglio. Le due classi dello scientifico sono fantastiche: sono preparati, attenti, silenziosamente partecipi e anche simpatici, ma soprattutto sono pochi. In quarta ne ho sedici. Sedici. Non so se mi spiego.
Del liceo socio vattelapesca ho conosciuto solo la quinta: quasi tutte ragazze che per la maggior parte si vantano di non amare la lettura e se leggono lo fanno solo dal parucchiere e prevalentemente gossip. Però si sono dichiarate appassionate di filosofia. In compenso i due maschietti paiono due eruditi topi di biblioteca. C'è un grosso lavoro di autocoscienza femminile da fare. Ovviamente entrando in classe si respira odio femmineo. Ci sono abituata: frequentavo una classe femminile, hanno trovato pane per i loro denti.
Ho tentato di razionalizzare la mia esistenza, di darle un ordine funzionale al fine di meglio gestire l'anno scolastico nuovo. Il primo passo della volontà razionalizzatrice, pietra angolare di tutta la volontà miglioratrice è stato l'appuntamento dalla parrucchiera. Mi son tagliata i capelli: ho aspettato che Miriam, la pettinatrice-amica, tornasse dai corsi d'aggiornamento a Milano e mi sono messa nelle sue mani. Risultato niente male: una bella sforbiciata per un'acconciatura soft - neoromantica che dovrebbe comunicare qualcosa tipo "non ho più l'età per i capelli da hyppie post universitaria che avevo fino a ieri, ma sono sufficientemente glamour per non tagliarli troppo". Vediamo che cosa ne esce stasera quando li lavo da me: con la piega della Miriam sembra tutto molto fashion-victim, dopo lo shampoo made in ProfSil rischio l'effetto nido-di-gazza.
Con capelli nuovi fiammanti mi sono fiondata, armata di coraggio e rinnovata autostima, nella stanza-dove-si-appoggiano-le-cose. Dopo dieci anni di convivenza non abbiamo ancora arredato tutta la casa, perciò sopravvivono zone franche dove prolifera il caos assoluto e dove chiudiamo tutto ciò che non ha posto. Ci sono entrata armata di sacconi neri dell'immondizia dove è finita buona parte delle cose inutili sopravvissuta alla razionalizzazione precedente. Visto che queste opere di razionalizzazione sono cicliche, ciclicamente tento di rendere abitabili le zone franche, ma sono riottose all'ordine, combattono, sono eroiche e spesso spuntano resistenze al pattumaggio. Anche questa volta parecchie cose inutili, accumulate nel tempo e con tutto il fascino che il passato con il suo "non-si-sa-mai", hanno resistito, sino al prossimo ciclo e al prossimo restyling.
Il Barone, noto accumulatore compulsivo, non è stato informato della razionalizzazione, perchè a richiesta del destino di svariati oggi, risponde come un mantra "metti-che-mi-serve". Il "metti-che-mi-serve" è stato tirato fuori di fronte ad uno scatolone di vecchi cataloghi di mobili per ufficio datati 2007, quando il Barone e il suo socio stavano arredando il nuovo ufficio. Ho telefonato al Socio: si è assunto la responsabilità dell'eliminazione e i cataloghi son finiti nella carta da riciclo. La vittoria del Barone è andata nella battaglia per numero due stampanti rotte, visto che i pezzi di ricambio possono servire. Considerando che le due stampanti in oggetto manco sono compatibili con vista vorrei capire come i pezzi di ricambio possono essere intercambiabili con una stampante di nuova generazione che comunque costa meno di qualsiasi intervento di riparazione. Ma il Barone, in quanto ad Aggiustino Agiustatutto, sembra Mr Robinson.
Intanto domani inizia la scuola e io inizio alle 8 e finisco all'una, senza ore buche. Ho in programma test d'ingresso per tutti. Almeno faccio la figura della cattiva superefficiente mentre beatamente sonnecchio in cattedra, già che alla prima ora mi tocca la Super Lectio delle Lectio di quando si tratta di spiegare che cosa cavolo è 'sta filosofia che sta scritta sull'orario. Sopravviveremo, ragazzi, sopravviveremo e presto ci troveremo agli scrutini del primo quadrimestre.
Caterina è il nostro aiuto domestico da due anni ed in tempo di vacanze si porta appresso il figlioletto in età scolare che non sa dove collocare. Per non disturbare me e il Barone che lavoriamo nei rispettivi studi Caterina munisce il bimbotto di compiti delle vacanze. Di solito la tattica non riesce perchè il Barone è molto amato dal bimbotto che gli racconta tutti i suoi segreti per poi trascinarlo in sfrenate partite alla wii. Ieri, però, non c'era trippa per gatti: il Barone è preso da un progetto nuovo e doveva lavorare sul serio, quindi al bimbotto son toccati i compiti senza appello. Riemersa dalla mia inoperosità della quale cianciavo ieri son passata di fianco al bimbotto assorto sul quadernone e mi è partito il sistema Docente 1.0, modalità correction, componente facce attivo. Bimbotto è promosso in quarta elementare e deve tenere un diario per tutta l'estate: profSil si è messa a segnalare gli errori invitando Bimbotto a corregerli da sè. Bimbotto è andato in tilt. Frase: "Due amici avevano perso un anello, io mi sono messo e lo trovato". ProfSil: "c'è un errore, correggi". Bimbotto: "...". ProfSil: "struttura la frase cercando soggetto, verbo, complemento oggetto e vedrai che trovi l'errore". Bimbotto: "???". Caterina: "No, l'analisi logica non l'hanno fatta". Io e Caterina, coetanee, ci guardiamo perplesse, perchè noi alla sua età conoscevamo l'analisi logica e comunque anche senza analisi logica un bimbo di quarta elementare se fa un errore del genere - e gli è ancora concesso - dovrebbe essere in grado di correggersi. Caterina ha commentato che Bimbotto ha cambiato dieci maestre da quando ha iniziato la sua carriera scolastica, tutte le volte con scene di pianto e tutte le volte ogni maestra ha ricominciato da capo il lavoro che quella precedente aveva appena abbozzato. Voi tutti miei pochi lettori sapete perchè, il meccanismo è noto a tutti noi, a Caterina no e ai genitori della classe di Bimbotto nemmeno. Sono andati a protestare dal dirigente il quale ha spiegato che lui, porello, non può farci niente. I genitori - persone normali con lavori normali - non hanno tanto capito come sia possibile che non ci possa far niente. Più del mercato del pesce delle convocazioni, più delle mie colleghe incatenate di fronte al provveditorato, più del sorriso ebete che nasconde un cervello con scimmie che si spulciano della Meristar, l'immagine dello scempio della scuola è l'espressione spaventata di un bimbo di quarta elementare perchè non riesce a capire la differenza fra "lo" e "l'ho".
La sera racconto l'episodio al Barone che sbuffa: "Ancoraaa quel diariooo? Ma tu li facevi i compiti delle vacanze?". Barone non faceva i compiti delle vacanze, li faceva sua mamma maestra per lui (la scuola è una tara di famiglia), io mi son gonfiata il petto di Senso di Responsabilità dicendo che si, io ho sempre fatto i compiti delle vacanze...o meglio, ho sempre letto tutti i libri che mi davano da leggere però il libro da completare - Orizzontesereno, ve lo ricordate? esiste ancora? - e gli esercizi di matematica del liceo erano appaltati a mio nonno e alla Molto Veneranda Madre due giorni prima dell'inizio della scuola. No, Barone e ProfSil non facevano i compiti delle vacanze.
Memore di ciò io non do compiti, se non tonnellate di libri da leggere per l'estate, però durante l'anno si ed è un metodo nel quale credo fermamente. Al prossimo post vi illustro il mio Metodo, magari, se vi va, ne parliamo.
Amo la storia, mi piace studiarla leggerla e raccontarla, ammorbando i miei interlocutori con aneddotti o analisi a carattere storico, che io trovo divertenti o pertinenti alla conversazione, loro, forse, solo pedanti. Solo che non l'ho insegnata mai: nella Schifo Scuola avevo mezza cattedra di sola filosofia, mi lasciavo andare a lunghi excursus storici soprattutto nelle classi dove il mio Collega Tondo insegnava storia, perchè i ragazzi lo amavano molto, ma lo stimavano poco, quindi volevano approfondire con la sottoscritta. Ma da qui a pensare un anno scolastico intero di lezioni di storia in terza e quarta il discorso cambia. Perciò sto tentando di preparare un'idea di lezioni per le mie nuove classi dove mi avranno per entrambe le materie. Dico tento perchè non mi viene, e non mi viene perchè non ho le facce.
Da quando insegno mi si è autoinstallata nel cervello un'applicazione dipendente dal sistema operativo "Docente 1.0" per la quale se leggo un qualsiasi contenuto a carattere culturale - ma spesso anche non - inerente alla mia area disciplinare lo reinterpreto in automatico in funzione "lesson". Solo che tali "lesson" nell'interazione softwere - hardwere (la mia mente) necessitano della componente "studente in carne ed ossa". Fuor di metafora: quando penso ad una lezione la penso per quella classe lì, con quelle facce precise, con quei caratteri, con quelle dinamiche particolari. Non me ne voglia il mio amato Platone, ma aveva ragione Aristotele - che a me sta sulle palle a pelle -: l'universale senza il particolare non esiste. Non posso concepire lezioni - tipo senza aver visto i volti dei miei studenti, che per ovvie ragioni del cambio scuola non conosco, e poichè non riesco a studiare storia se non in modalità - lesson, ma non riesco ad avviare la modalità - lesson senza la componente - facce, mi trovo in un circolo vizioso in virtù del quale non riesco a lavorare. E divento una iena.
Ho provato a finire Guerra e Pace - in realtà ero troppo coinvolta e curiosa e ho già letto la fine, cioè le ultime cinquanta pagine, ma devo capire come si arriva a quegli ultimi eventi - ma mi trovo in un punto del romanzo nel quale si parla dell'occupazione napoleonica di Mosca, quindi sono entrata in modalità - lesson e ho pensato che avrei dovuto assolutamente inserire tale opera nell'elenco delle letture obbligatorie per la mia quarta. Poi mi è venuto in mente che la mia quarta ora è una quinta e comunque non è più mia. Ergo mi sono alterata e son venuta a sfogarmi qui.
Quando comincia la scuola?
Vengo dal privato, ma quest'anno ho agguantato per la prima volta una mitica supplenza annuale al 31/08 nella Scuolona Multindirizzo a casa del diavolo, in mezzo al nulla, mal collegata alla città, tra un campo di mais e un centro commerciale che non vuole mai nessuno. A cinque minuti - dico cinque - dalla mia cucina. Non dal parcheggio al parcheggio, non di strada: cinque minuti totali dalla sedia del caffè della cucina al tavolino del bar interno alla scuola per il secondo caffè. Quest'anno mi viene un'ulcera perforante per i caffè, ma in compenso ho stappato champagne dopo la giornata folle delle convocazioni di ieri. Al mercato del pesce delle cattedre ho visto cose che voi non-docenti... Breve riassunto: i presidi incaricati erano semianalfabeti che hanno sbagliato nell'ordine: a)a leggere le disponibilità b) a fare l'appello non segnandosi gli assenti c) l'ordine delle preferenze di scelta d) a compilare le nomine; due baldi precari superabbronzati hanno sparlato nella fila dietro alla mia delle colleghe viziate dai mariti per un'ora intera ed uno me lo sono ritrovato oggi alla riunione per materie; ho ritrovato la mia ex semi tutor al tirocinio siss che ha preso l'altra cattedra intera nella mia scuola visto che siamo le uniche interessate a casa del diavolo visto che ci abitiamo.
Dunque stamattina primo giorno di scuola nel sistema dell'Istruzione Pubblica alla quale devo tutto e quindi mi sono un po' commossa. Il ministero della Pubblica Istruzione avvalendosi per un terzo di secolo dell'abnegazione allo Spirito di Servizio della mia Molto Veneranda Madre ha concorso in modo determinante alla mia formazione, alla mia laurea e quindi di fatto si è autoriprodotta. Molto riconoscente e piena di entusiasmo, timore reverenziale, e Spirito di Servizio stamattina mi sono alzata all'alba nonostante l'inutilità della levataccia visto che il collegio era alle nove e sono uscita di casa alle 8.30 arrivando comunqe in anticipi, e sono andata a Scuola. Ho preso servizio, c'eravamo solo io e la segretaria e tre o quattro bidelle assonnate. Secondo caffè, poi sono andata in biblioteca dalla vecchia maestra in distaccamento per oscure ragioni, ritrovata nella stessa identica posizione nella quale la lasciai ancora da giovane tirocinante, e, scostate le ragnatele dalla mummificazione della bibliotecaria, ho preso in prestito una monografia - brutta, ho poi scoperto - su Gramsci. Mi sono sentita sentimentale, ma gonfia d'onore.
Per la cronaca del collegio, dove la bolla di buoni sentimenti s'è infranta, a domani.
Archiviato con piacere Celine, gustato Sartre e gioito per il finale della Nausée, mi son buttata su ciò per cui serve tempo e mente sgombra: Guerra e Pace. Ora, a me Tolstoji non fa impazzire, spesso è troppo moralista, secondo me il più grande scrittore di tutti i tempi e Dostoevskij, ma, signori miei, lettrici poche ma buone, quando si dice Guerra e Pace basta la parola. Mi avvano detto fosse un mattone e l'ho iniziato un po' perchè avevo tempo, ma da quando ho aperto la prima pagina non riesco più a staccarmene, leggo anche mentre mangio con il libro di fianco al piatto. Mi sono perdutamente innamorata del principe Andreij, ho palpitato col fiato sospeso ignorando mio marito che mi richiamava a non so quale incombenza all'apertura del testamento del vecchio morente sperando che Pierre dicesse qualcosa di intelligente. Insomma, ho la casa di campagna piena di parentame e amicame - c'è anche la Bambolina, ma poi vi aggiorno - , ma io mi rifugio sotto al mio pruno e non ho testa che per le sorti della campagna russa contro Napoleone. E sono solo a pagina 250 delle 1400 totali. Speriamo di farcela prima della convocazione dell'Usp che è incombente peggio di un ballo da Anna Pavlova.
dunque sono i vacanza. Ci siamo trasferiti armi, bagagli, scatoloni di libri, cani e suoceri, cognati e cognate in campagna, i casa stile cottage in mezzo al nulla: prati, boschi, monti, pochissima civiltà. Mi sto attrezzando per l'autosussistenza per evitare di dover reimmergermi nella civiltà se non per lo stretto necessario se non fosse per la suocera brontolona che pare nata a New York se non avessi visto con i miei occhi il micropaesino campagnolifero dal quale proviene.
Oggi giornata piovosa, molto romantica: s'è accesa la stufa e il cane pestifero morditutti - il mio cane, prorpio mio, la mia compagna fedele e rompiscatole - è collassato dal caldo, a cuccia e stop. Ho tirato la pasta a mano: ho lasciato a casa la macchina per la sfoglia e ho assaporato la sana fatica di stendere l'impasto col solo mattarello a forza di muscoli. E poi dicono le palestre e le macchine di qui e di là e il tapì rulan... La focaccia di Recco sfornata bollente è stata una soddisfazione micidiale, soprattutto dopo passeggiata nel bosco bagnato post acquazzone.
Dal fronte letture intensive mi sono allineata sulla mensola un bel po' di Dostoevskij, Tolstoj, Sartre e altre succose portate. Sto finendo Viaggio al termine della notte di Celine, che sarà anche stato uno schifoso collaborazionista nazista, ma, ragazzi miei, che prosa! Che scrittore!
Adoro la campagna e tremo all'idea di tornare alla civiltà. Domenica arriva un sacco di gente che dovremo in qualche modo sistemare per le stanze e per letti di fortuna in vista dellapermanenza di ferragosto ed un po' tremo all'idea del pieno carico.